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RECENSIONI
CIVITANOVA MARCHE - 19 LUGLIO 2003
Autore: Giuseppe Moffa
UN'ECCEZIONE CHIAMATA CARMEN.
L'eccezione indica il fatto o la situazione che non rientra nella normalità. Questa è proprio la parola che meglio si addice al concerto di Carmen Consoli, tenutosi a Civitanova Marche il 19 luglio 2003. Stasera ciò che rende particolare quest'angolo dell'Italia è proprio lei, la "Cantantessa". Per le strade il suo viso troneggia sui muri, sui cartelloni, sulle locandine. Centinaia di persone fanno la fila ai botteghini per poter acquistare il "pass" per l'elitario evento. Il mio ha numero 113868. Ore 21,30 i cancelli dello stadio si aprono per far entrare il pubblico. Dopo una mezz'ora la band fa il suo ingresso. L'arrangiamento musicale è inconfondibile, si tratta di masino. Il basso e la batteria la fanno da padrona, dettano i tempi e così dopo aver "scaldato" il pubblico, ora il faccino della "Cantantessa" fa capolino da dietro le quinte. Capelli neri, lisci impreziositi da una margherita bianca, scendono tenui sul suo candido viso. masino e fiori d'arancio sono i brani d'esordio. Pezzi effervescenti, ritmati. Il campo è pieno di fan, sembra d'essere presenti ad un'invasione di campo propiziata dalla vittoria dello scudetto. La differenza è che in campo non ci sono nè vinti nè vincitori, ma solo spettatori pronti ad osannare Carmen. L'artista siciliana ormai siede meritatamente nella paradisiaca "Candida Rosa" dei migliori cantanti italiani. Pezzi come amore di plastica, besame giuda, confusa e felice, venere, in bianco e nero, l'ultimo bacio, l'eccezione, sono parte integrante della storia della musica italiana. Il suo è un genere unico, accattivante e nello stesso tempo sinuoso: signore e signori benvenuti nella "bottega del rock e del blues". Le sue sonorità, i sui testi sono come tante piccole bombe pronte ad esplodere tra il pubblico e far crollare le frustrazioni di ogni giorno, tipiche di una società ormai massificata, dove il singolo è ormai cosa rara. L'eccezione è un po' il sunto della nostra vita quotidiana diretta da un burattinaio scaltro pronti ad uniformarsi alla media. La maturità di Carmen è ravvisabile nelle canzoni del suo ultimo CD, dove fotografa con poche parole la nostra scialba vita, offrendoci alternative come l'alleanza, mulini a vento, dedicato per l'occasione al Giudice Borsellino (infatti il 19 luglio è proprio l'anniversario della strage di via D'Amelio). È sicuramente una Consoli più riflessiva rispetto a quella mediamente isterica di una volta, ma la verve è la stessa ed anche il sound è unico. Una chicca riservata agli spettatori è offerta dalla Carmen in versione interamente jazz. Esegue canzoni dei più grandi jazzisti di tutti i tempi, riportando in auge il suo repertorio proposto alla tenera età di 14 anni, quando tra il fumo delle sigarette e le birre spumeggianti sui tavolini, suonava nei pub siculi. Di quei tempi è sopravvissuta la sua estensione vocale e la gioia, viva nei suoi occhi, di imbracciare la sua Fender e far vivere momenti intensi e persone in grado ancora di emozionarsi. Il concerto volge ormai al termine. Canzoni come lingua a sonagli e uguali a ieri potrebbero però entrare a far parte della scaletta, dato che hanno contribuito alla sua fortuna. Cheapeau.
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