|
Cosa si può dire di "Stato di necessità"? Innanzitutto un sincero consiglio a chi cerca un disco che Carmen, in qualche modo, abbia già "cantato"... non compratelo neanche. "Stato di necessità" è lontano da "Confusa & felice"... lontanissimo da "Mediamente isterica"... vicino, da far paura, a "Dueparole" come intimisimo e libertà di espressione. Chi ascolta Carmen, chi AMA Carmen da sempre, amerà alla follia questo disco. Altri penso gli sputeranno sopra volentieri, come hanno già fatto con la solare "In bianco e nero". Non è un disco "rock". È il disco di Carmen che maggiormente sfugge ad una classificazione precisa. Non è "pop". CARMEN e POP sono due parole che nella stessa frase non possono convivere. Spiazzante al primo ascolto, ti entra dentro già al secondo, e lo ami alla fine del terzo. Paradossalmente più fruibile di "Mediamente isterica". "Parole di burro" è la più bella canzone d'amore che Carmen abbia mai scritto in 4 anni. "Bambina impertinente" ti rimane in testa dopo mezzo ascolto, con il suo ritmo ammaliante. La forza prorompente di "Amado senor", la dolcezza infinita di "Non volermi male" solo voce e pianoforte. La forza di "Stato di necessità" (la canzone n.d.a.), l'ironia de "Il sultano (della Kianka)", la maestosità di "Orfeo" e di "L'ultimo bacio", con i violini a chiudere il brano. Il minimalismo malinconico di "Novembre '99 (l'isola del tesoro)", l'intimismo de "L'epilogo", l'amaro gusto del disincanto ne "L'equilibrio precario". L'ennesimo regalo: una "ghost track". 12 foto, in bianco e nero, a colori. 12 volte Carmen. Uno stato di necessità.
|